• Viola Nicolucci

Come le nuove tecnologie e i video games hanno cambiato lo storytelling

Grazie a web e video games, la narrativa si è trasformata nella direzione di un maggiore protagonismo del fruitore. I videogiochi, come principale fonte di storytelling dei ragazzi, interrogano i genitori nel loro ruolo educativo. Alcuni spunti di riflessione tratti da “Il metodo per Crescere i Bambini in un mondo digitale" di Jordan Shapiro



Da sempre registriamo i ricordi attraverso le storie.

Le storie non vivono solo dentro ai libri o ai film, ma anche nascoste nella lista di commissioni di una madre di famiglia o nello scontrino di una cenetta romantica.

Il modo di trasmettere le storie ha già vissuto cambiamenti, passando dalla tradizione orale alla scrittura. Mentre nella tradizione orale le storie erano condivise in una dimensione sociale con il pubblico che si riuniva in piazza intorno all’oratore, con la scrittura e la stampa il rapporto tra l’informazione e il destinatario si è fatto più diretto attraverso la lettura di libri e giornali in una dimensione individuale.

Sino a qualche decennio fa, la narrativa ha conservato la struttura originaria, con un inizio, uno svolgimento e una fine. L’avvento del web ha però scardinato l’organizzazione dell’informazione, che oggi non segue più il tradizionale arco narrativo. Su Internet ogni informazione è un nodo che si collega ad altri infiniti link. C’è un inizio ma non c’è più una fine. L’informazione è distribuita in tutta la rete e siamo noi a costruire la storia scegliendo i pezzi e come assemblarli.

La costruzione della storia la ritroviamo anche al centro dei video games. Negli ultimi anni l’industria dei video games ha incassato più della musica e del cinema insieme e merita dunque l’attenzione degli adulti come principale fonte di storytelling dei più giovani. Ciò vale in particolare per i genitori, come afferma Jordan Shapiro nell'articolo Learning Through Digital Play:

I miei figli probabilmente sono coinvolti nei rituali dei video games più di quanto non lo siano in ogni altra specie di rituale. Mi spaventa un po’ considerare che questi rituali stanno dando forma al modo in cui i ragazzi traggono il significato della loro esperienza nel mondo. […] Pertanto, come loro padre, ritengo che sia una mia responsabilità assicurarmi che non accettino ciecamente queste narrative digitali. Ho bisogno di essere sicuro che imparino come sviluppare un pensiero critico attorno a questi rituali in cui sono impegnati.

Non tutti i video games raccontano una storia. Sono videogiochi narrativi gli episodi della serie “Life is Strange” che descrive l’adolescenza di un gruppo di giovani, ma non è narrativo un rompicapo come “Tetris”.

Il videogiocatore costruisce la storia attraverso le azioni che mette in atto per portare a termine compiti e missioni e superare sfide, ma la sua libertà ha dei vincoli: i video games sono sviluppati in modo da fornire indicazioni ai giocatori sulle azioni da compiere, ad esempio attraverso regole che limitano le possibilità di azione e stimolano la creatività nelle decisioni.

Il motore delle storie nei videogiochi è quello che il game designer Ian Bogost chiama la “retorica procedurale”, cioè il processo che orienta il giocatore a pensare e agire in un certo modo.

I video games sono sviluppati in modo che i giocatori assumano una posizione tra le alternative possibili. Le scelte effettuate dai giocatori possono avere conseguenze sul proprio e sugli altri personaggi e questo influenza l’esperienza emotiva di gioco.

I ragazzi nei videogiochi si confrontano con temi e valori importanti non solo attraverso le scelte del personaggio. Molti sono i titoli che trattano argomenti importanti come: adolescenza, malattia, morte, sessualità. Questi video games sono spesso produzioni indipendenti (indie) rispetto alla grande industria (AAA - leggi tripla A) e le storie contengono messaggi di valore. Troppo spesso si confonde il vasto mondo dei video games con i prodotti facilmente accessibili sugli scaffali delle catene di negozi. Ma così come non confonderemmo mai il cinema con i soli film degli Avengers, non possiamo pensare che il mondo dei video games si esaurisca con Fortnite ed è ora di cominciare a conoscerlo come i classici per l’infanzia.


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